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Il muflone
Introduzione
Il Muflone nel
Parco Regionale delle Alpi Apuane
Consistenza della popolazione di muflone
I sentieri del muflone
Il muflone (Ovis aries) è un
Mammifero ungulato appartenente alla famiglia Bovidae, la
cui posizione sistematica a livello specifico è stata, ed è
tuttora, alquanto dibattuta e controversa.

In un recente
passato il muflone è stato variamente classificato, con diverse
denominazioni, come specie a sé stante ed ultimamente (ICZN,
2003) viene considerato da molti sistematici una forma selvatica
di pecora, con la quale è interfecondo e notevolmente
somigliante, apparendo tuttavia assai più robusto e vigoroso.
Rispetto alla pecora ha un mantello a pelo ruvido e corto, mai
arricciato, di colore variabile dal bruno rossastro in estate al
marrone scuro in inverno; nelle femmine i toni sono generalmente
più chiari rispetto ai maschi, i quali presentano anche una
criniera pettorale e spesso una macchia bianca sul dorso e sui
fianchi (la cosiddetta “sella”), che si sviluppa dopo il secondo
anno d’età ed è ben evidente nel manto invernale. La maschera
facciale, il ventre, lo specchio anale, il sottocoscia e le
estremità delle zampe sono biancastri. A volte risultano
evidenti, sull’area anteriore dello stinco, due righe nere che
dal gomito arrivano all’attaccatura dello zoccolo.
Il dimorfismo
sessuale è accentuato e si manifesta sia nelle dimensioni
corporee, maggiori nel maschio, che soprattutto nella presenza
di corna di cui sono normalmente sprovviste le femmine.
Durante
l’accrescimento le corna si sviluppano arcuate all’indietro,
incurvandosi successivamente in avanti ed assumendo, viste di
profilo, una forma circolare che raggiunge dimensioni massime di
circa 100 cm di sviluppo. Le corna sono perenni e costituite da
astucci cornei inseriti su di un prolungamento dell’osso
frontale detto os cornu.
Gli esemplari
adulti raggiungono mediamente le dimensioni riportate nella
tabella sottostante:
|
Sesso |
Peso |
Altezza al
garrese |
Lunghezza
sterno-coccigea |
|
maschio |
35-50 Kg. |
70-85 cm. |
125-140 cm. |
|
femmina |
25-35 Kg. |
65-75 cm. |
115-125 cm. |
Misure medie
dei mufloni adulti (da Mustoni et alii, 2002)
Il muflone ha
un ampio spettro alimentare che va dal foraggio verde o secco ad
apici vegetativi, castagne, funghi, materiali legnosi e semi-legnosi,
alimenti assunti in proporzione variabile a seconda della
disponibilità delle risorse. La sua adattabilità ambientale e
trofica ha consentito al muflone di colonizzare i più disparati
ambienti nei quali è stato introdotto: la specie occupa in
genere terreni aperti, ma non disdegna le zone boscate,
soprattutto se intervallate dalla presenza di consistenti pareti
rocciose. Mal sopporta i periodi di innevamento e le abbondanti
nevicate possono produrre consistenti spostamenti; l’utilizzo
stagionale di determinate fasce altitudinali è strettamente
connesso alle necessità alimentari, alla ricerca di zone-rifugio
ed al condizionamento invernale dovuto allo spessore del manto
nevoso che, unitamente all’assenza di versanti soleggiati per lo
svernamento ed i parti, sembra costituire un grave fattore
limitante per questa specie.
Di abitudini
gregarie, il muflone forma in genere branchi unisessuali per
gran parte dell’anno, con l’eccezione del periodo riproduttivo,
durante il quale i maschi adulti si imbrancano con le femmine e
del periodo dei parti in cui le femmine diventano
temporaneamente solitarie; i gruppi femminili spesso ospitano
anche giovani maschi.
Gli animali
isolati, meno frequenti, sono rappresentati per lo più da vecchi
arieti o da femmine prossime al parto. La composizione e la
dimensione dei branchi varia comunque notevolmente in dipendenza
della stagione, dell’habitat, della disponibilità trofica, della
densità e della struttura della popolazione.
Le femmine
divengono sessualmente mature a circa un anno d’età, mentre i
maschi, sebbene fisiologicamente in grado di riprodursi dopo il
primo anno, non si accoppiano in genere prima dei 3-4 anni a
causa del basso rango sociale da essi ricoperto. Gli arieti più
maturi, infatti, occupano posizioni gerarchicamente superiori e
monopolizzano di fatto gli accoppiamenti. Le gerarchie si
definiscono prevalentemente in dipendenza delle dimensioni del
trofeo e sulla base di scontri frontali che, di solito,
avvengono solo tra individui di pari dimensioni.
Il periodo
riproduttivo si concentra prevalentemente nei mesi di ottobre e
novembre, durante il quale la maggior parte delle femmine va in
estro. Dopo l'accoppiamento la gestazione ha durata di circa 5
mesi e mezzo, col periodo dei parti focalizzato tra la metà di
marzo ed aprile; generalmente ciascuna femmina dà alla luce un
solo piccolo, sebbene possano verificarsi anche parti gemellari.
Il Muflone
nel Parco Regionale delle Alpi Apuane
Il muflone,
originario di alcune grandi isole mediterranee (Corsica,
Sardegna e Cipro), è stato introdotto in diverse zone
dell’Italia peninsulare a partire dal XVIII secolo. Attualmente
la specie è presente con numerose popolazioni tra loro disgiunte
che sembrano essersi ben adattate ai nuovi ambienti, a volte
anche molto differenti da quelli originari.
Sulle Alpi
Apuane il muflone, specie alloctona, è stato introdotto con
intenti venatori negli anni 1981-82, antecedentemente
all’istituzione dell’area protetta (L.R. 21 gennaio 1985, n.5);
il nucleo dei fondatori ammontava complessivamente a 16
individui ed è andato gradualmente aumentando, stabilendosi con
successo nell'area del gruppo montuoso delle Panie dove ormai
può considerarsi indigenato e dove rappresenta una delle
componenti faunistiche più appariscenti e rilevanti.
La popolazione
apuana è stata oggetto di un progetto di monitoraggio triennale
(2003-2005) curato dall'ente Parco in convenzione con l'ARSIA –
Regione Toscana ed effettuato dai Guardiaparco, coadiuvati da
consulenti tecnici, con la finalità di studiarne la
distribuzione, i principali parametri demografici, la struttura
e lo stato di salute. Negli anni successivi il monitoraggio è
proseguito costantemente mediante conteggi in contemporanea
eseguiti nei periodi primaverili ed autunnali e catture
periodiche di alcuni esemplari per le analisi veterinarie, la
marcatura con placche auricolari e l’immediato rilascio sul
posto.
Allo stato
attuale delle conoscenze la presenza del muflone nel Parco è
concentrata nelle Apuane centro-meridionali, in un'area compresa,
a grandi linee, tra i rilievi del M. Freddone (1.487 m) e M.
Sumbra (1.765 m) a nord-ovest e del M. Matanna (1.317 m) a
sud-est, dove frequenta svariati ambienti, dai fondovalle alla
vetta della Pania della Croce (1.858 m), cima più elevata del
territorio in questione. Recenti segnalazioni ed avvistamenti
indicano un'ulteriore espansione dei limiti settentrionali e
meridionali dell'areale.
Consistenza della popolazione di
muflone
Per valutare e
stimare la consistenza della popolazione sono stati effettuati,
a partire dal 2003, due censimenti annuali dei mufloni (uno in
primavera, successivamente alle nascite e l'altro in autunno nel
periodo riproduttivo), utilizzando la metodica dell'avvistamento
in contemporanea da punti di favore, che prevede l'osservazione
e il conteggio di tutti gli animali presenti in aree aperte e
ben visibili.
Complessivamente negli anni
2003-2009 sono stati contati durante le sessioni di osservazione
8.331 mufloni. Le consistenze minime certe di ciascun censimento,
considerate come il numero più alto di animali diversi
registrato nelle singole sessioni, sono comprese tra un minimo
di 135 capi (primavera 2003) ed un massimo di 673 capi
(primavera 2007), con una tendenza all’incremento numerico nel
tempo, almeno fino all’anno 2007. Tale tendenza si manifesta
particolarmente confrontando i rilevamenti primaverili, eseguiti
nel periodo successivo alle nascite, in cui vengono avvistati
numerosi agnelli assieme alle femmine adulte; i conteggi
autunnali hanno invece fornito risultati numericamente minori
con un andamento leggermente oscillante, sia pure entro un range
limitato e con valori che non hanno mai superato i 269 capi in
totale (autunno 2007).

I conteggi hanno posto in risalto
accentuate variazioni stagionali quantitative e strutturali
nella popolazione, che presumibilmente sono rapportabili ad un
uso differenziato delle praterie da parte delle diverse classi
di sesso ed età nel corso dell’anno. In autunno, infatti, in
pieno periodo riproduttivo aumenta considerevolmente il numero
di maschi adulti osservati che seguono da presso le femmine in
calore; per contro si abbassa notevolmente il quantitativo di
giovani dell’anno e, in minor misura, delle femmine e dei maschi
subadulti. Probabilmente le interazioni aggressive tra i maschi
adulti, ben note in letteratura ed osservate anche direttamente,
inducono le altre classi, specialmente i più giovani, ad evitare
il contatto diretto; è plausibile che a ciò si aggiunga una
diversa selezione degli habitat per motivi trofici, con una
certa preferenza per i castagneti che in ottobre producono il
frutto, mentre i pascoli offrono senza dubbio un alimento
impoverito rispetto alla disponibilità primaverile.
I sentieri del muflone
La relativa confidenza verso
l’uomo, favorita dal regime di protezione instaurato con
l’istituzione del Parco delle Alpi Apuane, consente di osservare
frequentemente i mufloni, spesso anche a distanza ravvicinata. I
momenti migliori per gli avvistamenti corrispondono all’alba e
al crepuscolo, periodi nei quali tendono a spostarsi per
raggiungere i pascoli nelle praterie d’altitudine, dove sono ben
visibili, mentre di norma trascorrono il resto della giornata a
riposo nel bosco o tra le rocce. Durante la stagione fredda
possono scendere a quote minori, specialmente in condizioni di
forte innevamento.
Il muflone si è insediato
stabilmente nelle Apuane centro-meridionali, dove ormai può
considerarsi una componente rilevante degli ecosistemi. In
questa area alcuni sentieri marcati con segnavia del Club
Alpino Italiano sono stati attrezzati dal Parco delle Alpi
Apuane con pannelli didattici che trattano dei principali
aspetti naturalistici del territorio, con l’intento di
accompagnare gli escursionisti alla scoperta delle emergenze
geologiche, geomorfologiche, floristiche e faunistiche, seguendo
le orme del muflone, presenza costante lungo gli itinerari.
I percorsi,
partono per lo più dal fondovalle e salgono in altitudine,
attraversando diverse fasce vegetazionali e raggiungendo le
praterie sommitali e le vette rocciose. La varietà degli
ambienti toccati dagli itinerari permette l’osservazione della
flora apuana, ricca di specie endemiche e relitte e l’incontro
con numerosi animali, tra cui l’aquila reale ed il gracchio
corallino, nidificanti regolari.
Scarica la cartina dei sentieri
(file PDF, 3.5 Mb circa)
FOTOGALLERY
Links
WORKSHOP "Il
Muflone: esperienze di ricerca nelle aree protette" - Seravezza,
3 dicembre 2005 - ABSTRACTS |
aquila reale
muflone
lupo
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